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Forse chiedevi aiuto,
non amore –
chiedevi a me,
all’alba di un risveglio,
l’uscita dal tuo buio.
E tutto quello che poi è venuto?
Ora, a guardare dalla nostra fine
ogni cosa sta lì, trova il suo posto
in quell’inizio lontano
di due persone che stavano andando,
senza saperlo,
verso il proprio destino.

(Laura- Luca Malgioglio)

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Ma l’amore che cos’è?

Diceva Luca Carboni.
Mia cognata non sta molto bene, è ricoverata da una settimana, non si sa bene quando uscirà.
Lei e mio fratello. Io lo so che si amano molto. L’ho sempre visto.
A breve festeggeranno venti anni di matrimonio.
Mio fratello tiene botta, ma si vede che è perso. E anche lei.
Se le chiedi se serve qualcosa ti dice: tuo fratello è così bravo. Pensa a tutto lui.
E lui che ti dice che finito l’orario di visita si nasconde da qualche parte perché così può rimanere di più per farle compagnia.
Un giorno le ha portato le patatine di cui è ghiottissima, ma vista la situazione non può mangiarle e le ha riportate via.
Mi ricorda molto mio padre in questi gesti.  Cercare di rendere l’altro felice, alzargli il buonumore con qualcosa che le piace senza usare la razionalità. Di impeto, di getto.
Perché tu vuoi che l’altro stia bene e non potendo fare altro, non potendo guarirlo, cerchi di renderlo almeno più felice.
Il mio papà non era una persona dai gesti affettuosi: pochi baci, pochi abbracci. Una volta però mi feci abbastanza male cadendo, non da pronto soccorso ma nemmeno da: ora ti do un bacio e passa tutto. Passo’ in rassegna tutti i giornalai in zona per trovarmi delle figurine di un album che erano praticamente esaurite.
C’è bisogno di uomini così nella vita di ognuno di noi.
Ce ne è bisogno.
Bisogno assoluto.

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Ciao

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Ciao Amore mio.
Ci vediamo l’anno prossimo.
Come sempre apparentemente immutati.
Noi siamo acqua, siamo forza sotterranea, siamo tempesta, siamo acqua cheta.
Il vento sembra farsi beffe di noi, ma cos’è il vento in confronto all’acqua?
Alla pazienza? Alla tenacia?
Aspettami, come sempre.
Apparentemente immutato.

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Fin

È ora di scrivere, ho taciuto troppo a lungo. Se lo scrivo diventa reale no?
Bene, eccoci qui. Lui è di nuovo fuori dalla mia vita. Di nuovo.
Ma quando mai è entrato? Quando mai è voluto entrare?
La foto con lei non è il problema. I motivi possono essere mille per la sua presenza. Non lo sto giustificando, ma davvero potrebbero essere mille. Credo che sia solo una scusa per me, per vedere chiaramente, per riuscire finalmente a prendere le distanze.
Per capire che non mi vuole come sarebbe giusto che fosse. Per capire che il rispetto che dobbiamo, si dobbiamo, anche all’essere più infinitesimale della terra, lui non lo ha nemmeno per la persona più importante del mondo per me, cioè me stessa.
Ho creduto e sperato come è normale che sia. Non ho fatto tutto da sola, ma questo è superfluo, ora.
Sono io che devo prendere le distanze, non lui. Le distanze fisiche ci sono già, io devo prendere le distanze dal mio interno. Va bene tutto, va bene il provare, il crederci, lo sperare, va bene tutto. Vale tutto. La stanchezza arriva quando meno te l’aspetti, perché poi è questa: la stanchezza. Non provo ne rabbia, ne rancore. Sono stanca.
Stamattina ho scritto lo schema dei pro  e dei contro nella mia vita. Sempre difficile perché è il momento di essere sinceri e seri. L’unica macchia scura è lui. L’ unica. Ci sono cose chiaramente migliorabili, sarei un’ameba altrimenti. Il voler migliorare è insita nel genere umano creativo e pensante. Nello schema però, pensando solo alle cose di fatto, c’è solo lui.
Gli ho dato troppo potere, cosa di cui per fortuna, lui forse ha solo una vaga idea, se non per nulla, visto che nell’ultima telefonata io sono stata definita simpaticamente “presuntuosa del cazzo”. Basta. Tempo e energie utili per altro, per altre situazioni, per la mia vita che è una sola e non mille.
Questo dimentichiamo spesso, solo una vita. È una sola. Non è banalmente questione di tempo perso, ma sono le energie. Le energie. Le energie spese in questi mesi. Sono cinque mesi, arrotondando per eccesso. Per il mio essere sono un’infinità. Per come sono io equivale ad un millennio.
Non sono davvero arrabbiata e ripeto non ci sarebbe nulla di male, nulla. Ma proprio perché non lo sono, non devo esserlo per forza. Mi sento come mi sento. Risoluta, ecco. Chiara.
Smettere di essere in balia, io che odio esserlo, io che lotto da una vita per non esserlo perché non mi fido di nessuno. È brutto, si. Non mi fido di nessuno. Mi sono messa in gioco per la prima volta dopo millenni e ho fallito. Ha fallito. Lui ha fallito. Non io. Non dimentichiamolo.
Una sola cosa gli avevo chiesto in quel pomeriggio di un mese fa:Non mentirmi. Non ti farò domande, ma quando mi racconterai, non mentirmi. Ho chiesto ad un vile di non mentirmi. Paradossale. Come se chiedessero a me di smettere di scrivere. Uno mente non perché ha paura di fare male all’altro, si mente perché quello che si fa non ha senso nemmeno per se stessi. Si mente perché si vuole solo ed esclusivamente uscire puliti da una situazione che non si ha il coraggio di affrontare. Tutto qui, nada mas. Si mente per amor proprio, non per amor dell’altro.
Tiriamo una riga.
So già che non è finita qui, ma quando tornerà, ci sarà un’altra persona  ad aspettarlo.

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E insomma è tornato. No, non ho un titolo adatto a questo. Non c’è. Chi mi ha sentito, ha detto che non mi sentiva molto emozionata. Pensava che, credeva che… È così. Sono contenta si. Gli credo? Fondamentalmente no. Per questo non sono contenta come “dovrei”. Come “dovrebbe essere” per quello che sentivo prima. È strana la mente umana, lo dico sempre. La mia poi. Fino ad un giorno prima mi mancava da morire, fino ad un giorno prima quasi piangevo ancora ed ora che c’è… Non sento le stesse vibrazioni. Quando siamo stati insieme è stato fantastico. Si. Lo è stato. Ma quando non c’è… Boh. Va bene? In realtà si. Va bene, per andare con calma, per non correre, per non far scattare il bisogno che non c’entra nulla con lui. È strano però perché è la prima volta, è strano perché io sono una tempesta, non un’acqua cheta. Chissà.

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Ancora qui

“Scusami se oso…
se sono stata indiscreta, scusa.
Non è stata colpa mia,
passavo per la tua vita
e ho visto la luce del tuo cuore accesa.
Sono entrata e ho preso posto
ho pensato d’essere a casa
ho percorso ogni angolino
ho scoperto i tuoi segreti
e mi sono versata del caffè.
Il tuo cuore mi stringeva
mi sono sentita protetta.
Poi, una brezza gelida mi ha scosso.
Sono corsa a chiudere le porte…
ho spento la luce.
Non aver paura
non dire nulla.
Conosco l’uscita.”

Arlette Valenotti

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Ciao

E le viole ricevute si stanno ormai appassendo. È una pianta delicata che se non curata, coccolata, appassisce.
E oggi è uno di quei giorni in cui ricomincio a sorridere. In cui la tristezza lascia spazio al piacere del ricordo. In cui inizio a sentirti lontano da me, ma non sento più il desiderio di raggiungerti, di farti mio.
Il giorno in cui mi rendo conto di quanto c’è stato davvero, di quanto può risultare inconcepibile agli altri, ma non a me.
Il giorno in cui ti arrendi, non alla caccia, ti arrendi per quello che hai provato, il giorno in cui non brucia più e puoi lasciarlo andare a trovare il suo spazio nel cuore, nel ricordo, perché non è più pericoloso. Non mette più paura.
Ci saranno altri giorni in cui chiederà più spazio questo nuovo inquilino, in cui si dovrà  ambientare, adattare, in cui cercherà di allungare le sue gambe, ma alla fine anche lui troverà il suo equilibrio, il suo posto.
Alla fine ti sei difeso attaccando, non sapendo più come arginare.
Per la prima volta.. Si, la prima volta, non provo rabbia per un rifiuto, non provo rabbia per una fuga.
Provo rabbia quando non capisco, quando non ci si confronta. Noi abbiamo parlato, abbiamo parlato tanto. Come posso provare rabbia per un uomo che ammette di non riuscire, che ammette di sentirsi sconfitto? E siamo tutti così abituati a definire, a dare significati, aggettivi a sensazioni che fondamentalmente non ne hanno bisogno. Io sentivo, tu sentivi e poi tu non hai sentito più e io sono andata via.
Ciao Viola,  ti abbraccio.
Il giorno in cui lascerai andare il tuo potenziale anche le stelle staranno a guardare. E anche io pur non essendoci più lo sentirò e sorridero’.

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