Fin

È ora di scrivere, ho taciuto troppo a lungo. Se lo scrivo diventa reale no?
Bene, eccoci qui. Lui è di nuovo fuori dalla mia vita. Di nuovo.
Ma quando mai è entrato? Quando mai è voluto entrare?
La foto con lei non è il problema. I motivi possono essere mille per la sua presenza. Non lo sto giustificando, ma davvero potrebbero essere mille. Credo che sia solo una scusa per me, per vedere chiaramente, per riuscire finalmente a prendere le distanze.
Per capire che non mi vuole come sarebbe giusto che fosse. Per capire che il rispetto che dobbiamo, si dobbiamo, anche all’essere più infinitesimale della terra, lui non lo ha nemmeno per la persona più importante del mondo per me, cioè me stessa.
Ho creduto e sperato come è normale che sia. Non ho fatto tutto da sola, ma questo è superfluo, ora.
Sono io che devo prendere le distanze, non lui. Le distanze fisiche ci sono già, io devo prendere le distanze dal mio interno. Va bene tutto, va bene il provare, il crederci, lo sperare, va bene tutto. Vale tutto. La stanchezza arriva quando meno te l’aspetti, perché poi è questa: la stanchezza. Non provo ne rabbia, ne rancore. Sono stanca.
Stamattina ho scritto lo schema dei pro  e dei contro nella mia vita. Sempre difficile perché è il momento di essere sinceri e seri. L’unica macchia scura è lui. L’ unica. Ci sono cose chiaramente migliorabili, sarei un’ameba altrimenti. Il voler migliorare è insita nel genere umano creativo e pensante. Nello schema però, pensando solo alle cose di fatto, c’è solo lui.
Gli ho dato troppo potere, cosa di cui per fortuna, lui forse ha solo una vaga idea, se non per nulla, visto che nell’ultima telefonata io sono stata definita simpaticamente “presuntuosa del cazzo”. Basta. Tempo e energie utili per altro, per altre situazioni, per la mia vita che è una sola e non mille.
Questo dimentichiamo spesso, solo una vita. È una sola. Non è banalmente questione di tempo perso, ma sono le energie. Le energie. Le energie spese in questi mesi. Sono cinque mesi, arrotondando per eccesso. Per il mio essere sono un’infinità. Per come sono io equivale ad un millennio.
Non sono davvero arrabbiata e ripeto non ci sarebbe nulla di male, nulla. Ma proprio perché non lo sono, non devo esserlo per forza. Mi sento come mi sento. Risoluta, ecco. Chiara.
Smettere di essere in balia, io che odio esserlo, io che lotto da una vita per non esserlo perché non mi fido di nessuno. È brutto, si. Non mi fido di nessuno. Mi sono messa in gioco per la prima volta dopo millenni e ho fallito. Ha fallito. Lui ha fallito. Non io. Non dimentichiamolo.
Una sola cosa gli avevo chiesto in quel pomeriggio di un mese fa:Non mentirmi. Non ti farò domande, ma quando mi racconterai, non mentirmi. Ho chiesto ad un vile di non mentirmi. Paradossale. Come se chiedessero a me di smettere di scrivere. Uno mente non perché ha paura di fare male all’altro, si mente perché quello che si fa non ha senso nemmeno per se stessi. Si mente perché si vuole solo ed esclusivamente uscire puliti da una situazione che non si ha il coraggio di affrontare. Tutto qui, nada mas. Si mente per amor proprio, non per amor dell’altro.
Tiriamo una riga.
So già che non è finita qui, ma quando tornerà, ci sarà un’altra persona  ad aspettarlo.

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