Ma l’amore che cos’è?

Diceva Luca Carboni.
Mia cognata non sta molto bene, è ricoverata da una settimana, non si sa bene quando uscirà.
Lei e mio fratello. Io lo so che si amano molto. L’ho sempre visto.
A breve festeggeranno venti anni di matrimonio.
Mio fratello tiene botta, ma si vede che è perso. E anche lei.
Se le chiedi se serve qualcosa ti dice: tuo fratello è così bravo. Pensa a tutto lui.
E lui che ti dice che finito l’orario di visita si nasconde da qualche parte perché così può rimanere di più per farle compagnia.
Un giorno le ha portato le patatine di cui è ghiottissima, ma vista la situazione non può mangiarle e le ha riportate via.
Mi ricorda molto mio padre in questi gesti.  Cercare di rendere l’altro felice, alzargli il buonumore con qualcosa che le piace senza usare la razionalità. Di impeto, di getto.
Perché tu vuoi che l’altro stia bene e non potendo fare altro, non potendo guarirlo, cerchi di renderlo almeno più felice.
Il mio papà non era una persona dai gesti affettuosi: pochi baci, pochi abbracci. Una volta però mi feci abbastanza male cadendo, non da pronto soccorso ma nemmeno da: ora ti do un bacio e passa tutto. Passo’ in rassegna tutti i giornalai in zona per trovarmi delle figurine di un album che erano praticamente esaurite.
C’è bisogno di uomini così nella vita di ognuno di noi.
Ce ne è bisogno.
Bisogno assoluto.

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